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Le sorgenti naturali Ginnie Springs, un altro patrimonio naturale a rischio estinzione

Le sorgenti naturali di acqua dolce di Ginnie Springs sono una meraviglia naturale nella Florida più selvaggia e remota. Forniscono acqua potabile e sono habitat ideale per molte specie animali.

Un piccolo paradiso caratterizzato da acque cristalline e un importante centro di biodiversità. Nelle sorgenti naturali di Ginnie Springs nidificano circa quindici specie di tartarughe, e diverse specie di uccelli trampolieri che considerano questo posto un approdo sicuro per le loro migrazioni.

Questa preziosa riserva naturale è attualmente minacciata da livelli d’acqua molto bassi. Il flusso del fiume Santa Fe è infatti al di sotto di un livello sostenibile. 

Cosa vuole fare la Nestlè nelle sorgenti naturali Ginnie Springs?

La Nestlé, la nota azienda multinazionale attiva nel settore alimentare con sede in Svizzera, ha intenzione di pompare 1,2 milioni di litri d’acqua al giorno dalla sorgente Ginnie Spring.

Se il folle progetto della multinazionale dovesse essere approvato, il peggioramento delle condizioni del fiume Santa Fe potrebbe avere conseguenze disastrose su tutto il sistema ecologico della zona. 

Come già accaduto in altre realtà (dove la stessa azienda ha sfruttato bacini idrici senza alcuna regola e senza alcun controllo) il rischio è che l’azione di Nestlé riduca il livello dell’acqua fino al punto di non poter più sfruttare economicamente le sorgente, per poi togliere le tende lasciando le popolazioni locali letteralmente all’asciutto.

nestle sorgenti naturali ginnie springs

Solo per fare un esempio: nel 2014 in California, dove la popolazione di Riverside soffriva la siccità, la multinazionale estraeva l’acqua da una riserva indiana per imbottigliarla e rivenderla con il marchio “Pure Life”.

Ricordiamo la Nestlè per numerosi scandali legati al settore alimentare. Nel 2013 i prodotti Buitoni contenenti carne di cavallo vennero ritirati dagli scaffali dei supermercati. Nel 2015 viene accusata di sfruttamento di lavoro minorile, e questo solo per citare qualche esempio. 

La Nestlé si autodefinisce leadership nella lotta ai cambiamenti climatici (basta navigare fra le pagine del sito ufficiale della multinazionale per capirlo). Eppure utilizza 1,7 milioni di tonnellate di plastica all’anno.

Il 98% dei prodotti viene venduto in confezioni monouso e l’azienda è tra i maggiori inquinatori di plastica a livello mondiale, seconda solo alla Coca Cola.

Il grande impero delle multinazionali

Apparentemente impegnate in finte campagne di ecosostenibilità

Non è altro che una bella facciata

Forse è arrivato il momento di cominciare a pensare ad un mercato etico e sostenibile. Trasformiamoci noi stessi in consumatori critici e consapevoli, imparando a valutare la qualità del cibo e del suo impatto ambientale. 

Dobbiamo riconoscere l’emergenza climatica come un serio problema e agire per salvaguardare il pianeta e le risorse, per noi stessi e le generazioni future. 

Cominciamo per esempio non scegliendo prodotti solo perchè visti in tv o per la loro  grafica accattivante. Proviamo ad evitare prodotti di proprietà di multinazionali. Concentriamoci sui piccoli produttori locali o aderenti a filiere equosolidali; in altre parole: cominciamo da noi.

Nel nostro piccolo, segnaliamo qualche nome che può essere d’aiuto nella scelta.

I famosi marchi di proprietà Nestlè da evitare

Acqua Claudia, Giara, Giulia, Levissima, Limpia, Lora Recoaro, Panna, San Bernardo, San Pellegrino, Sandalia, Vera, Acqua Brillante Recoaro, Batik, Beltè, Chinò, Gingerino Recoaro, Mirage, Nestea, One-o-one, San Pellegrino, Sanbitter.

Le ore liete, Cheerios, Chocapic, Fibre 1, Fitness, Kix, Nesquik, Trio, Kit Kat, Lion, Motta, Alemagna, Baci, Cioccoblocco, Galak, Perugina, Smarties, Antica Gelateria del Corso,Cacao Perugina, Nescafè, Malto Kneipp, Orzoro, Vismara, Mare fresco, Surgela,

Condipasta, Condiriso, Berni, la Valle degli Orti, Formaggi Mio, Fruit joy, Fruttolo, Lc1.

Olio Sasso, latte in polvere Guigoz, Mio, Nidina, Nestum.

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