La crisi del latte ha provocato la bancarotta per la “DEAN FOOD”

Quando si parla di crisi del latte, in questo periodo, si parla di Dean Foods. La più grande azienda lattiero-casearia degli Stati Uniti con sede a Dallas.

Fondata in Texas da Samuel E. Dean Sr. nel 1925, nel corso degli anni è diventata uno dei maggiori distributori del Nuovo Mondo nonché fornitore ufficiale di case ristoranti in tutta l’America con oltre 50 marchi fra latte, gelati, succhi di frutta, tè e acqua in bottiglia.

Le cause della crisi aziendale potrebbero essere legate alla perdita di Walmart, uno dei maggiori clienti di Dean Food, che ha abbandonato l’azienda avviando un nuovo stabilimento lattiero-caseario.

Tuttavia, non meno influente è stato il cambiamento delle abitudini alimentari degli Americani, che negli ultimi quattro anni hanno preferito sostituire il latte vaccino con bevande vegetali di vario genere.

Le vendite del latte nel 2019 hanno registrato un crollo del 7% con conseguente diminuzione degli utili pari al 14%. La compagnia ha così accumulato un debito che ha portato l’azienda in bancarotta.
Parallelamente, quest’anno il mercato delle alternative bevande vegetali ha raggiunto i 18 miliardi di dollari.

Non solo gli americani bevono meno latte vaccino. Anche in Europa i consumatori cercano alternative vegetali.

Nel nostro continente, il calo del consumo di latte da bere è pari al 2.4%.
Dal 2008 al 2018 la produzione di bevande alternative al latte vaccino è aumentata del 50%.

Il mercato delle “bevande vegetali”, che non possono essere definite “latte “ in seguito ad una sentenza della Corte Europea perché ingannerebbe il consumatore, è in forte crescita a livello mondiale e secondo uno studio di “Euromonitor International” l’Italia è uno dei paesi maggiormente interessati dal fenomeno.

Anche in Svizzera si beve meno latte, a causa dell’aumento di intolleranti al lattosio e alla diffusione dello stile alimentare vegano.

Perchè beviamo meno latte?

I fattori sono molteplici. C’è indubbiamente una causa etica e ideologica, frutto di una maggiore consapevolezza delle condizioni degli animali negli allevamenti.
Mentre ci vengono proposti spot televisivi e opuscoli di vacche selvatiche sane e felici, aumentano i casi di denuncia e controinformazione che descrivono le condizioni reali delle mucche negli allevamenti intensivi.

Inseminate artificialmente e separate prematuramente dai loro piccoli, le mucche vivono sotto stress, fame metabolica, mastite e sofferenza; una sofferenza forse meno denunciata rispetto a quella degli animali destinati alla produzione di carne, ma di certo altrettanto crudele.

Un altro fattore che disincentiva il consumo di latte è il suo impatto ambientale: il messaggio che arriva da Oxford è sostanzialmente che “il latte non è un alimento sostenibile”, poiché anche la produzione di minor impatto ambientale supera di gran lunga quella delle sue alternative vegetali.

Il settore lattiero-caseario è responsabile per il 2,7 per cento delle emissioni di gas serra globali, lo dimostra il rapporto FAO sui gas serra del settore caseario.
Gli allevamenti intensivi sono una grande fonte di emissioni di CO2 e rappresentano una grave forma di inquinamento sia per l’aria che per l’acqua.

crisi del latte

Con questi dati alla mano, possiamo senza dubbio affermare che bere latte vaccino contribuisce di fatto al cambiamento climatico.

C’è poi una questione legata alla nostra salute che sta portando alla crisi del latte

“Non ci sono altre specie su questo pianeta che bevono il latte dopo l’infanzia; e da un animale di una specie diversa da quella propria”.

  • Sempre più persone scelgono la dieta vegana per i benefici salutari di questo regime dietetico: molti i vantaggi scientificamente dimostrati del vivere vegan rispetto alla moderna dieta occidentale, molto lontana dalla dieta Mediterranea;

  • Il latte e tutti i suoi derivati sono prodotti acidi: per mantenere il sangue sempre nel suo stato alcalino, l’organismo utilizza elementi minerali come il calcio nelle ossa e nei denti per neutralizzare gli acidi in eccesso. Questo spiega perché le popolazioni che bevono più latte registrano più casi di osteoporosi, malattia piuttosto rara nei paesi dove il latte non viene bevuto;

  • Il latte è un alimento energetico e calorico, contiene acqua, lipidi, vitamine idrosolubili e liposolubili, proteine, enzimi, lattosio, cellule somatiche, sali minerali, sostanze inquinanti. Il lattosio causa fermentazione intestinale con conseguente produzione di gas e diarrea;

  • L’intolleranza al lattosio deriva dall’incapacità dell’intestino di digerire il lattosio. Per poter essere digerito, deve venire idrolizzato in due zuccheri semplici: è l’enzima lattasi che divide il lattosio in glucosio e galattosio, rendendone possibile la digestione. Purtroppo questo enzima tende a scomparire con l’avanzare dell’età, e l’intolleranza colpisce milioni di persone nel mondo. La terapia solitamente consiste nell’eliminazione del lattosio dalla dieta;

  • L’allergia alle proteine del latte coinvolge invece il sistema immunitario; è una delle allergie alimentari più comuni e sembra colpire maggiormente i bambini fino a tre anni. Piccole quantità di latte possono portare a reazioni gravi, la terapia solitamente consiste nell’eliminazione del latte e tutti i suoi derivati dalla dieta.

Le nostre conclusioni sulla crisi del latte vaccino

Il calo dei consumi di latte vaccino è anche frutto di un’ampia disponibilità di alternative in grado di incontrare tutti i gusti e le esigenze.

La grande distribuzione si è adeguata alla domanda, offrendo una varietà sempre crescente di prodotti capaci di soddisfare le esigenze dei consumatori: “latte” di avena, “latte” di riso, “latte” di soia, “latte” di piselli, “latte” di mandorla, “latte” di nocciola, “latte” di cocco, “latte” di girasole, “latte” di sesamo, “latte” di teff, “latte” di quinoa, “latte” di miglio, etc.

Secondo gli esperti di Euromonitor International, il latte continua a risentire della concorrenza di tutte queste bevande vegetali.

Senza lattosio, grassi saturi e colesterolo ma ricchi di grassi ‘buoni’, vitamine, zuccheri semplici, minerali e fibre vegetali: il consumo di queste bevande sostitutive abbatte il rischio di sviluppare malattie respiratorie, ipercolesterolemia e altre patologie legate all’assunzione dei grassi animali contenuti nel latte vaccino.

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